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4 – 5 maggio 2019
CATALOGO ESPOSITORI

Tematica Maggio 2019

L’IMPORTANTE LEZIONE DI GIORDANO BRUNO GUERRI AL CONVEGNO SU FIUME

In un parterre delle grandi occasioni, la conferenza tenuta da Giordano Bruno Guerri, storico di fama e presidente della Fondazione il Vittoriale degli Italiani, ha riscosso un vivissimo successo.

“Coadiuvato” da Luca Gallesi, giornalista e scrittore, e dall’Assessore alla Cultura del Comune di Segrate Gianluca Poldi, il professore ha tratteggiato in modo vivace e sintetico tutta l’Impresa fiumana con il suo artefice Gabriele d’Annunzio.

Memorie e aneddoti si sono intrecciati sulla sua figura tuttora al centro di una rivalutazione storica non ancora compiuta.

Ne hanno fatto fede le competenti domande del pubblico a commento della lezione e dell’ultima fatica letteraria di Guerri dal titolo emblematico: Disobbedisco, cinquecento giorni di rivoluzione – Fiume 1919-1920.

Il Centenario dell’Impresa è stato festeggiato anche da altri tre importanti incontri, tutti svoltisi nell’area tematica arricchita da una serie di importanti scatti fotografici della collezione Miglia allestiti con la collaborazione dell’arch.Ronzitti e da alcune uniformi d’epoca esposte dal collezionista Mirco Solero.

Particolarmente significativo il contributo di Alessandro Gnocchi, caporedattore del Giornale che insieme al suo autore, Orlando Donfrancesco, hanno illustrato il libro “”Sulla cima del mondo – il romanzo dei ribelli di Fiume” a cui è seguita la presentazione da parte di Luca Gallesi e Guido Andrea Pautasso del libro “Un samurai a Fiume”, edito da OAKS, che narra la straordinaria vicenda di Marukichi Shimoi, spirito ardimentoso, fedelissimo del Poeta.

Un’inedita testimonianza è stata quella invece portata da un fiumano doc, Rodolfo De Cleva, patrocinata dall’Almanacco della Casa Militare Umberto I curato da Daniele Astrologo.

Con pacatezza e rigore storico l’anziano uomo di cultura ha difeso l’indipendenza e l’orgoglio della sua città, certamente intrisi di italianità, espressi nei secoli quasi a prescindere dalle sirene ipernazionaliste così efficacemente rappresentate da d’Annunzio.

 

ITALIA – FIUME

1919 – 2019

Italia – Fiume: una tematica che è più di una ricorrenza pur importante come un Centenario.

Il fatidico 1919 contiene in sé tutte le motivazioni che condizioneranno in modo irreversibile i decenni successivi della nostra Patria e in questa vicenda si inserisce quale prodromo illuminante l’Impresa di Gabriele D’Annunzio che ebbe in Fiume il suo altare di eroismo e italianità.

Con gli occhi di oggi che fanno del Nazionalismo la  “damnatio” assoluta  è molto difficile rapportarci a quei sentimenti e a quegli ideali. Chiusi nelle moderne gabbie di “criceti consumatori” ci è persino ostico comprendere il coraggio, fino allo sprezzo della morte, di quei nostri lontani compatrioti e la loro visione così distante dal gretto interesse personale.

Un sogno che aveva nella Patria la più alta istanza di vita e nella sua grandezza la più gratificante dimensione spirituale.

E’ indubbio che fra i tanti temi che, come è tradizione, qualificano ogni edizione di Militalia, questo di Fiume rappresenta una ineludibile occasione sia sul fronte stesso della memorialistica militare che su quello, ben più ampio, della figura del “Vate” e dell’approfondimento della sua dimensione storica e politica. L’Impresa fiumana infatti non ha costituito soltanto un momento epico del Nazionalismo italiano, sferzato dalle parole infiammate di D’Annunzio ma anche un’esperienza di autogoverno utopistica quanto rivoluzionaria, plasmata sulla sua visione estetica e fantasmagorica.

E’ questa la strada che gli organizzatori di Novegro intendono perseguire con l’intervento di personalità della cultura e della storiografia, anche per restituire agli uomini eccezionali che fecero comunque parte di quell’avventura ogni titolo di ammirazione e debito di una coscienza patriottica che sembra impercettibilmente riemergere di fronte alle sfide planetarie che incombono all’orizzonte.

DEFASCISTIZZARE D’ANNUNZIO ?

dannunzio-e-mussolini

Dopo un altro mostro sacro del ‘900, Ezra Pound, la cui grandezza poetica si è cercato di dividere dalle “scandalose” convinzioni politiche, si assiste oggi ad un sottile tentativo di revisione di Gabriele D’Annunzio quale essenza, non solo prodromica, del Fascismo. A differenza del sommo Pound l’operazione, in parte determinata dall’encomiabile desiderio di riparazione di una “dannazione” ideologica durata più di settant’anni, è piuttosto complicata applicarla al poeta pescarese in cui azione ed arte si fondono in modo assoluto.

Il fascismo di D’Annunzio, messo da parte l’armentario sloganistico e coreografico, è quanto mai sostanziale a quel mito dell’uomo combattente e a quella spiritualità delle armi, nutrice di una nuova società riedificata su miti di libertà, bellezza e di giustizia che fu nel crogiuolo del primo Fascismo. Già, il Fascismo.

Premesso che il Fascismo, come sentenziava il fulminante commentatore  Indro Montanelli, era Mussolini e nient’altro che Mussolini, quella innescata dal “Figlio del fabbro” era la risultante composita dei fermenti e della profonda crisi, spirituale, civile ed economica, attraversata dalle Nazioni occidentali nel primo ‘900. In questa risposta, rappresentata dal Fascismo esordiente, D’Annunzio ci sta a pieno titolo. Non ne sarebbe infatti comprensibile l’aggressiva vitalità  senza l’esperienza guerresca e il “superuominismo” del Vate.

Tuttavia, quando l’aspirazione ideale scende nella carnalità della politica e nella caratterizzazione degli uomini le divaricazioni sono lampanti.

Basti pensare ai principi libertari fino all’anarchismo fissati nella Carta del Carnaro, che furono a fondamento dell’impresa fiumana e confrontarli con la progressiva involuzione totalitaria del Duce per comprendere l’abissale differenza degli indirizzi del Poeta. Se a questo si aggiungono gli sprezzanti giudizi sulla figura di Hitler e implicitamente del Nazismo, di cui in modo accorato il declinante D’Annunzio mise in guardia Mussolini nell’imminenza di quel Patto d’acciaio che ne fu la rovina, si comprende come oggi si possano fare meglio i conti con quella storia. Una Storia nazionale con la “S” maiuscola che come italiani ci appartiene tutta e nella quale Gabriele D’Annunzio, nel bene e nel male, fu parte rilevante ed emblematica.

ARDITI DI SINISTRA E ARDITI DI DESTRA

 

Anche loro avevano la camicia nera. Anche loro venivano dalle formazioni più temerarie e sprezzanti del pericolo che il Regio Esercito utilizzò nelle sanguinosissime battaglie, a filo di pugnale, della 1.a Guerra mondiale.

Unico elemento distintivo un segno rosso: un fazzoletto o un teschio con le cavità oculari vermiglie. Erano gli Arditi del popolo, le truppe che contrastavano i militanti fascisti in quella breve ma durissima guerra civile che percorse l’Italia all’esordio del Fascismo. Tra di loro compaiono personaggi che avrebbero avuto nel seguito un ruolo politico di peso nell’antifascismo come Riccardo Lombardi, Giuseppe Di Vittorio e Vincenzo Baldazzi.

Gli Arditi di destra fornirono invece i nuclei di punta dello squadrismo fascista. La loro organizzazione era più complessa anche perché caratterizzata dal dualismo fra quello urbano e quello rurale e contaminata dal rapporto sempre più conflittuale fra lo squadrismo rivoluzionario capeggiato da Roberto Farinacci e il rapporto con il blocco statal-conservatore abilmente guidato da Mussolini,. Alla fine furono due componenti destinate a fronteggiarsi per tutto il periodo del Fascismo primeggiando la seconda nel suo periodo più aureo e rispuntando la prima nell’effimero e violento epilogo di Salò.

gli_arditi_della_brigata_bologna_al_comando_del_ten._arturo_avolio

FIUMANI DI DESTRA E FIUMANI DI SINISTRA

L’impresa di Fiume avviene sulla spinta bellica della 1.a Guerra mondiale e degli ideali patriottici del Nazionalismo italiano di cui in quel momento D’Annunzio era il massimo interprete.

Nel crogiuolo tuttavia di sentimenti e volontà che animavano i Legionari fiumani erano presenti visioni sovrapposte e differenti a cui solo l’azione e la parola del Poeta potevano dare senso unitario.

Tutto ciò rafforzava nel contempo il carattere sempre più antagonista e rivoluzionario dell’impresa che fu motivo anche del suo veloce epilogo.

Sul versante di destra i nomi che si distinguono sono quelli che daranno apporto di intelligenze e inquieta manovalanza militare al primo Fascismo.

Aldilà delle frange estreme l’elite guerriera di Fiume fu titolo d’onore in tutto il percorso del Regime e anche successivamente, segnando una stagione irrepetibile di una “Destra” italiana originale e non conservatrice.

Viceversa le tensioni sociali che esplodevano con violenza in quella fase storica sollecitavano in molti soluzioni che andavano aldilà dei programmi di un socialismo tendenzialmente gradualista, scavalcati dall’irresistibile contagio della Rivoluzione sovietica. Se la Carta del Carnaro fu redatta insieme a D’Annunzio dal sindacalista rivoluzionario poi esule antifascista Alceste De Ambris e se nel coacervo degli adepti si annoveravano figure come Marco Giordano, amico di Gramsci, l’anarchico Randolfo Vella e Renato Cigarini, avvocato poi partigiano, non si contano i pezzi da novanta del futuro Regime come Italo Balbo, Leandro Arpinati, Giuseppe Bottai e per la sua prima parte Aldo Finzi.

LA COLLEZIONE MIGLIA

Fulvio Miglia è collezionista noto nel campo della militaria. La sua competenza spazia dall’uniformologia alla medaglistica, dalla documentaristica alla fotografia.

In particolare con l’Arch.Silvia Ronzitti che ne cura la realizzazione grafica e l’allestimento, ha raccolto un poderoso archivio di immagini, in gran parte inedite, dell’Impresa fiumana in cui è ovviamente protagonista la figura di D’Annunzio ma che costituiscono nel contempo un prezioso spaccato di luoghi e atmosfere dell’eccezionale evento.

Il risultato è una mostra, organica ed esclusiva, su Fiume d’Italia e l’Impresa dannunziana, dalla fine della 1.a Guerra Mondiale all’annessione al Regno d’Italia (Novembre 1918-1924).

La rassegna, presentata a Militalia, è articolata su 80 scatti ripresi nel periodo e inseriti in una successione temporale relativa ai vari periodi in cui si svolge l’intera vicenda. A corredo degli ingrandimenti in formato 30 cm.X40cm. verranno presentati gli originali con riferimenti critici agli autori, oltre a carte e documenti originali dell’epoca.

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